SE NESSUNO LO SA FARE..SII IL PRIMO!!! SCEGLI DI MERITARE DI PIù!!

URBINO…CITTA’-CAMPUS

1-economia e diritti: città-campus significa riconoscere che la ricchezza dell’università è ricchezza della città e che la ricchezza della città porti anche ricchezza all’università. Significa quindi riconoscere il ruolo della comunità studentesca come portatrice di sviluppo economico, anche attraverso i consumi e l’imprenditoria giovanile, elementi assolutamente da incentivare. Lavorare per una carta dello studente che funzioni davvero e che vada incontro alle disponibilità economiche di ragazzi che non dovrebbero essere costretti a lavorare per vivere non è quindi un semplice regalo agli studenti, ma una saggia strategia per il benessere di tutti. Una città a portata economica dello studente è un ottimo modo per renderla attrattiva. È un elemento che fa scegliere Urbino come città in cui trascorrere il proprio tempo di studio e divertimento. Pensiamo perciò ad una carta dello studente di Urbino che dia modo di usufruire di buoni sconti ai supermercati, alle librerie e ai cinema, ai negozi di abbigliamento, ai pub.

2-cittadinanza: città-campus significa riconoscere che gli studenti sono a tutti gli effetti dei cittadini della città. Come si può immaginare di attrarre studenti e soprattutto di spingerli a rimanere per proseguire gli studi o cercare lavoro se fin dal principio sono considerati praticamente degli estranei? Gli studenti non vanno sopportati, vanno accolti in città e considerati il più possibile come cittadini effettivi di Urbino. Un certo diritto di cittadinanza a Urbino risiede in primo luogo nel diritto ad un servizio sanitario di base che permetta agli studenti di usufruire alle stesse condizioni di un cittadino di Urbino senza trovarsi costretti a tornare a casa propria per una semplice visita. Per far ciò non è sufficiente il solo apporto dell’Ersu, che va comunque migliorato, ma è necessario un piano sanitario studenti che coinvolga anche il Comune la Provincia e la Regione. Diritto a essere cittadini di Urbino significa riconoscere loro anche la possibilità di un dialogo costante e proficuo con l’amministrazione su quelle che sono le scelte politiche della città. La proposta del Consigliere comunale aggiunto, che circola da anni ad Urbino e che è rimasta ancora pressoché inascoltata, può essere un primo passo ma comunque non sufficiente se non addirittura controproducente. Riteniamo infatti che la ricerca di un posto in Consiglio con rappresentanza minima e istituzionalizzata rischi di rimanere fine a se stessa, figura isolata e inserita subito nelle logiche del consiglio comunale ma che verrebbe subito strumentalizzata come straordinaria riforma di democrazia. Sinceramente, ci pare più un modo per fare carriera politica che per favorire davvero un dialogo profondo tra l’amministrazione e la comunità studentesca. È una proposta che va comunque considerata, sebbene le nostre preferenze risiedono in forme della democrazia più partecipative e inclusive. Pensiamo ad una consulta degli studenti, da eleggere a suffragio diretto nel periodo elettorale delle elezioni comunali, con funzioni consultive (obbligatore) e propositive, che sia in grado di rappresentare le molteplici sensibilità degli studenti e dica la sua su questioni strategiche della città, come il Piano Regolatore, il Piano Trasporti, l’Ambiente e le regole di affitto.

3- legalità: è assurdo immaginare una città-campus che non sia in grado di insegnare e praticare una concreta cultura della legalità. Purtroppo sappiamo che oggi la stragrande maggioranza delle case affittate agli studenti hanno troppe criticità. L’evasione fiscale dilaga, e spesso i contratti non vengono nemmeno sottoscritti, e il più delle volte gli appartamenti non seguono le norme igieniche e di edilizia che predispongono i limiti entro i quali una casa può essere considerata abitabile. Anche in questo caso riteniamo che le amministrazioni del territorio e le forze dell’ordine debbano fare tutto il possibile per contrastare questo fenomeno, che non abbiamo paura di descrivere come incivile. Sarebbe interessante a tal proposito favorire l’istituzione di una sorta di “ombudsman dei diritti”, ossia un pool di avvocati che assista e rappresenti gli studenti gratuitamente per le pratiche legali, favorendo la formazione di class-action. Ovviamente ciò non prescinde da una seria campagna culturale per la legalità, per la quale l’Università in ogni suo grado e le associazioni universitarie giocheranno un ruolo fondamentale.

4- comunità: una città-campus vera è quella che permette la libera e creativa capacità espressiva degli studenti e ne favorisce l’incontro e l’organizzazione. Fermo restando la responsabilità e la serietà che gli studenti devono sempre dimostrare, riteniamo che sarebbe un grandissimo passo in avanti per la città la predisposizione di spazi sociali gestiti dagli studenti. Questi spazi sociali dovranno essere inclusivi e non dovranno recare disordine in città. Dovranno essere spazi che spingano alla responsabilità e creatività degli studenti nella gestione e a favorire il loro riconoscimento da parte degli altri cittadini. Chi ritiene che un’idea del genere sia aprioristicamente impossibile rinuncia all’idea stessa di città-campus, e marca un fallimento in una capacità che gli uomini dovrebbero sempre coltivare e che consiste nel riuscire a vivere civilmente senza necessariamente neutralizzare le differenze e comprimere la creatività.

 

CONTRIBUZIONE STUDENTESCA.

Riteniamo assolutamente giusto e doveroso che anche gli studenti e le loro famiglie contribuiscano con il proprio denaro al completamento degli studi in università. Tuttavia riteniamo anche che ciò vada contestualizzato con attenzione, e che in primo luogo si parli di “contribuzione studentesca” e non semplicemente di “tasse universitarie”. Se tassa sottende al pagamento riconosciuto per servizio corrispettivo, contribuzione invece descrive qualcosa di più profondo e complesso: per studiare in Università non è giusto “pagare”, è giusto “contribuire”, perchè attraverso lo studio da una parte e la didattica dall’altra si progredisce nella crescita di tutta la comunità e non solo del singolo laureato. Almeno questo dovrebbe essere, e questo difendiamo tuttora. Ma soprattutto il principio della contribuzione studentesca aiuta a considerare nella giustia prospettiva il problema dell’illegalità in cui riversa il nostro Ateneo, che nonostante la Spending Review del governo Monti è tuttora “fuorilegge” perchè rispetto al finanziamento che riceve dal FFO l’università di Urbino “fa pagare” ai propri studenti una quota percentuale superiore ai limiti di legge. Il limite è il 20%, Urbno era al 35%, poi è arrivata la spending review che, invece di trovare una soluzione ad un problema che accomunava molti atenei, ha deciso di cambiare le regole così che ciò che prima era ingiusto ora è diventato giusto, e le illegalità di ieri per magia diventano le normalità di oggi. Ciò nonostante a differenza di tanti altri atenei l’ateneo di Urbino continua a essere fuori le norme di legge, sebbene di poco. Riteniamo che la legalità e l’equità siano valori che devono vivere in un ateneo, e nonostante un indubbio sottofinanziamento dei fondi FFO che l’università tuttora soffre a fronte del processo di statalizzazione compiuto recentemente, consideriamo in ogni caso come un dovere delle istituzioni e dei rappresentanti fare tutto ciò che è in loro potere per ristabilire la giusta armonia fiscale e il rispetto dei ruoli. Gli studenti hanno fatto la loro parte, la fanno quotidianamente. Non solo gli studenti di Urbino pagano più tasse di quelle dovute per legge, ma pagano anche una I rata tra le più alte del Paese e un complesso di contribuzione tra i peggiori distribuiti sia in termini di frequenza, 2 sole rate di pagamento, e in termini di progressività, dove una famiglia di medio reddito paga come una famiglia ricchissima. Per questo riteniamo che i problemi di equità e legalità nell’ateneo per ciò che riguarda il complesso della contribuzione studentesca non siano elementi scindibili, e che anzi occorra andare in direzione della piena soluzione dell’uno e dell’altro. Ciò non sta avvenendo, e i lavori della recente commissione per la riforma della fasciazione della contribuzione ha dato risultati assolutamente scadenti non risolvendo affatto alcuno di questi problemi. La questione dell’illegalità da FFO è stato risolto da molti atenei italiani (ad es Pavia) con un ricorso effettuato dagli studenti che ha comportato un giusto risarcimento pecuniario (da qui anche l’idea della spendig review che cambia le carte in tavola). Non è da escludere che anche ad Urbino si cerchi una soluzione del genere, a meno che non si dimostri con chiarezza l’intenzione di invertire questa tendenza, ad esempio costituendo una nuova commissione che riesamini l’organizzazione delle fasce di contribuzione e la distribuzione del computo totale della contribuzione. Per le fasce di contribuzione crediamo ad un assoluto criterio di progressività della fasciazione, sulla scia di quanto elaborato dall’università di Torino che ha individuato il criterio ottimale per garantire la giusta equità: ogni studente paga in pari percentuale in relazione al valore ISEE della propria famiglia. Criterio che ha permesso maggiore equità garantendo anche il medesimo gettito fiscale all’ateneo. In aggiunta riteniamo debba diventare un obiettivo dell’ateneo la  gratuità o quasi delle tasse universitarie per chi ha un reddito molto basso. Inoltre riteniamo che occorra andare in linea con gran parte degli atenei italiani, tra i quali ricordiamo l’ateneo di Bologna che garantisce la possibilità di adempiere al pagamento distribuendo il totale in 3 rate anziché solamente 2. Riteniamo che anche questo possa essere un’ottima soluzione per abbassare l’incidenza della I rata e venire incontro alle famiglie in difficoltà. Ultima cosa: la spending review permette gli atenei di tassare a piacimento gli studenti fuoricorso, senza alcun limite di legge. Va bene che gli studenti di molti anni fuoricorso sono anche un costo per la collettività, ma non vanno nemmeno criminalizzati. Molti di loro avranno anche avuto le loro buone ragioni, magari altri no. Comunque sia, va bene una onesta maggiorazione della contribuzione, ma in ogni caso equilibrata e dignitosa capace di porsi un limite.

 

DIRITTO ALLO STUDIO….STUDIARE NON E’ UN LUSSO:

Il diritto allo studio non si declama, si pratica!: è nostra profonda convinzione che una cultura dei diritti e del diritto allo studio davvero attenta ai bisogni degli studenti rappresenti un’opportunità ed incentivi anche il rilancio economico. Sia quindi una scelta sia etica che strategica. Ma anche se ciò non fosse non farebbe alcuna differenza, e il diritto allo studio può promuovere il progresso democratico e civile della nostra società solamente se vive concretamente nella vita di tutti i giorni e non rimanendo solo nella carta (art. 34 Cost.). L’Ersu è un ente regionale nato per garantire il diritto allo studio nella regione Marche, e purtroppo spesso non si è rivelato all’altezza di questo obiettivo, vuoi per scarsa volontà politica se non per manifesta incapacità. I fondi sono diminuiti, ma riteniamo che ugualmente sia possibile praticare il diritto allo studio e sia possibile farlo bene, a patto che l’attenzione rimanga sempre puntata sulla condizione quotidiana e materiale degli studenti, bisognosi e non, e che l’amministrazione si dimostri sensibile ad accogliere le numerose energie creative di cui sono portatori gli studenti. Quando si pensa al diritto allo studio occorre sempre tenere a mente che gli studenti non sono “utenti” (termine asettico buono solo a confondere la scala di priorità dei dirigenti) ma persone. Ragazzi e ragazze che hanno l’obiettivo e il compito di studiare e il diritto di farlo in ambienti e condizioni dignitose e accoglienti. Fare diritto allo studio significa operare una strategia complessiva grazie all’osservazione attenta della vita concreta degli studenti, osservandola a 360 gradi. Quando pensiamo al diritto allo studio quale studente abbiamo in mente? Quale progetto di vita studentesca intendiamo promuovere? Quindi come intendiamo il diritto allo studio declinato nella vita quotidiana?

-Lo studente ha diritto a muoversi e viaggiare: la città di Urbino deve aprirsi al mondo, e finalmente abbattere questa barriera logistica e simbolica che la divide dal resto del mondo. Una università a portata di studente e patria di cultura deve essere facilmente raggiungibile e favorire il movimento degli studenti su tutto il territorio circostante. Tuttavia negli ultimi anni si è accentuata la tendenza all’isolamento della città e all’aumento dei prezzi di trasporto, e con la crisi della tradizionale convenzione con la società Adriabus ha colpito anche gli studenti. Urbino va isolandosi, e in questo isolamento un elemento fondamentale del diritto allo studio si è fortemente ridimensionato. Per questo ci impegneremo per una rinegoziazione e il miglioramento della convenzione trasporti per gli studenti e per la messa a punto di un generale piano trasporti che renda sempre più agevole agli studenti muoversi sul territorio e raggiungere l’ateneo, favorendo così anche il rilancio economico.

-Lo studente ha diritto ad un alloggio dignitoso e agevole per studiare e divertirsi, a costi sostenibili:  descritto in questi termini sembra un’ovvietà, ma purtroppo ad Urbino vivere in un ambiente dignitoso sembra che stia diventando un lusso. Molto bello è infatti il collegio internazionale, ma parimenti costoso ed elitario. Agli studenti rimangono i collegi universitari e gli appartamenti del centro, quasi sempre non a norma di legge, spesso degradati e brutti da vedere. Degli appartamenti in centro si parlerà in un altro punto del programma nei termini di una fondamentale battaglia per la legalità, ma a proposito dei collegi si parla di vero e proprio diritto allo studio che è un dovere garantire nella sua interezza. Riteniamo sia un imperativo non derogabile un serio piano di ristrutturazione dei collegi e la messa a punto di criteri equi e progressivi che attuino una profonda riforma dei costi degli affitti che deve essere assolutamente commisurata al reddito. Per ciò che riguarda gli studenti disabili, ci poniamo l’obiettivo della completa eliminazione delle numerose e insopportabili barriere architettoniche che ostacolano il godimento di libertà fondamentali degli studenti disabili.

-Lo studente ha diritto a mangiare bene e a costi equi e sostenibili: quel che vale per gli alloggi vale anche per la mensa universitaria. Per molti studenti mangiare a mensa non è un’opzione, è una necessità, ed è a quella condizione che noi dobbiamo pensare quando intendiamo rinnovare la mensa universitaria e adeguarla ad un moderno modello di diritto allo studio. Abbiamo in mente un modello di mensa sostenibile, per il portafoglio e per il fegato. Criterio di equità e progressività del costo per gli studenti in proporzione al reddito e valori ISEE, e fortissima attenzione alla qualità del pasto erogato che dev’essere variegato e di qualità.

-Lo studente ha diritto a godere di spazi adatti allo studio in orari ampi e flessibili:

-Lo studente ha diritto a connettersi con la globalizzazione: il digital divided è una nuova forma di diseguaglianza sociale che si sviluppa se alcune persone riescono a connettersi a internet e altre no, con tutti gli svantaggi che questo comporta. Promuovere le pari opportunità significa anche lavorare per una forte implementazione dell’informatizzazione dell’ateneo, con un attenzione particolare ai collegi universitari.

-Lo studente ha diritto a coltivare la propria creatività e dinamicità.

 

DIDATTICA.

Da soli si imparano delle nozioni. Insieme si costruisce un progetto formativo: un’università che non è in grado di costruire progetti formativi coerenti e di qualità diventa un esamificio arido e triste. Non si può realizzare un corso di laurea solo per il valore legale del titolo di studio, occorre un’idea formativa dietro.  Purtroppo con la riforma Gelmini il Senato Accademico ha perso gran parte della propria capacità decisionale, lasciando il passo al Consiglio di Amministrazione con il risultato di favorire sempre di più una unilaterale concezione aziendalistica dell’ateneo. Siamo convinti però che ad Urbino questa tendenza vada contrastata, e che sia possibile farlo. Per far ciò è necessario che studenti, docenti e amministratori collaborino costantemente per il continuo miglioramento della didattica dell’ateneo, attraverso apposite strutture che favoriscano un processo decisionale sulla didattica quanto più possibile partecipativo. Riteniamo che un progetto del genere debba elaborarsi seguendo precisi obiettivi:

-merito, responsabilità, partecipazione: il valore di un’università non si misura dal numero dei corsi di laurea o dei dipartimenti, ma dalla qualità del progetto formativo che riescono a esprimere. Secondo noi questo significa in primo luogo promuovere la responsabilità degli studenti, che non devono accontentarsi di lezioni ed esami mediocri, ma per il loro bene devono sempre aspettarsi l’eccellenza e prestare impegno allo studio. Chiunque ha avuto la possibilità di confrontarsi con persone laureate in passato avrà colto lo scarto qualitativo tra i due modelli di università. La logica aziendalistica secondo noi gioca un ruolo non secondario a proposito, perchè tende a favorire da parte degli studenti l’idea che laurearsi sia dare soltanto degli esami, e che tanto più sono facili è meglio. Banalmente parlando è darsi la zappa sui piedi a meno che non si possa usufruire di comode raccomandazioni, il costume più incivile che questo paese sta partorendo. Dall’altro favorisce un certo disinteresse dei docenti verso la qualità del proprio insegnamento, tranquilli del proprio stipendio e consapevoli che la maggioranza degli studenti lietamente si accontenta. È un circolo vizioso che va contrastato, e che richiede la serietà degli studenti e l’impegno dei docenti. Una sana cultura del merito non può essere intesa come un’artistocratica idea che dice “vadano avanti solo i migliori”, ma deve invece partire da una sincera presa di responsabilità collettiva per favorire un progresso nella qualità della formazione che coinvolga tutti e promuova il miglioramento di tutti. Se la riforma Gelmini aveva un merito forse era questo: di prevedere la possibilità di commissioni paritetiche docenti-studenti nei vari dipartimenti e strutture didattiche. Riteniamo che queste strutture ad Urbino vadano realizzate e che debbano poi lavorare tenendo bene a mente principi e valori del genere.

-Lo studio va incentivato, non ostacolato! L’Italia è tra i paesi a più alto tasso di fuoricorso in Europa. Allungare oltre misura il percorso formativo non è una cosa buona, innanzitutto per lo studente stesso. È una tendenza che il ministero disincentiva decurtando parti del FFO agli atenei sulla base dei fuoricorso iscritti al corso di laurea (oggi dipartimento) e con l’aumento della contribuzione studentesca per chi è fuoricorso. Ma così si finisce anche con il favorire la progressiva depauperizzazione dell’offerta didattica dei corsi, suggerendo libri di testo sempre più magri ed esami sempre più superficiali che non fanno il bene di nessuno. I fuoricorso ci sono lo stesso, ma c’è meno università. Noi pensiamo che un ottimo modo per incentivare il merito e preservare la qualità della didattica sia favorire l’avanzamento negli studi aumentando le possibilità di sostenere gli esami. Non proviamo molta simpatia per i corsi estivi a pagamento perchè comportano delle antipatiche discriminazioni tra gli studenti, riteniamo invece che la durata delle sessioni di esame debba essere nel complesso ampliata anche per favorire un maggior numero di appelli. Non è un problema di mancanza di volontà da parte degli studenti, ma spesso una comprensibile difficoltà a preparare più esami contemporaneamente e in un periodo di esami stressante perchè compresso. In tantissimi atenei italiani questo avviene da tempo, e riteniamo vada fatto in tutti quei dipartimenti dove invece gli appelli sono pochi e/o mal distribuiti nel tempo.

-Coerenza dei corsi di laurea: quante volte capita di sostenere esami che all’apparenza sono interessantissimi, ma che poi frequentandoli scopriamo essere non coerenti con il proprio corso di studio o a volte neanche coerente con il nome dell’esame stesso? Un conto è la libertà di insegnamento, un altro è fare come si pare. Occorre maggiore attenzione degli organi accademici e maggior dialogo tra i docenti per garantire un percorso omogeneo e coerente, non sono ammissibili elementi disaggregati assembleati alla ben e meglio. Ci sono tanti ricercatori volenterosi che sognano di poter prestare servizio agli studenti e alla disciplina della loro vita, i collezionisti di cattedre diverse nel nome ma uguale nella sostanza e tutte fine a se stesse devono cessare! Da questo punto di vista nessuno può promettere miracoli, sarebbe ipocrita e demagogo. Però riteniamo che il dialogo e l’unione tra gli studenti, i docenti e  i ricercatori seri sia un primo passo per far sì che questi comportamenti vengano sempre più segnalati e stigmatizzati. Le commissioni paritetiche e la buona volontà dei rappresentanti giocheranno comunque un ruolo fondamentale, da questo punto di vista promettiamo tutto il nostro impegno e la nostra serietà in tal senso.

-Teoria e pratica per un vero ingresso nel mondo della ricerca e del lavoro: se guardiamo ai programmi didattici medi nelle università europee e li confrontiamo con i nostri emergono delle differenze di metodo a secondo noi preoccupanti. Per le discipline scientifiche è impietoso il confronto per ciò che attiene le strutture di laboratorio e occasioni di fare ricerca “in laboratorio”, mentre per le materie umanistiche continuo è coniugare lo studio individuale e sui libri con l’elaborazione di piccoli saggi e ricerche libere. Questa abitudine a mettere in pratica e sperimentare con le proprie conoscenze acquisiste è un ottimo metodo per fare proprie le conoscenze in maniera più duratura, favorire la capacità analitica, la passione per la disciplina e lo spirito critico. Se non altro permette un certo allenamento alla elaborazione concettuale e nello scrivere che senza dubbio aiuta molto in fase di stesura della tesi di laurea, un momento nel quale lo smarrimento degli studenti è frequente. Riteniamo che il nosto ateneo debba fare tesoro di queste esperienze e allinearsi con gli atenei europei, predisponendo le necessarie strutture di laboratorio per i dipartimenti scientifici e favorendo il lavoro di ricerca individuale e di gruppo anche nei dipartimenti umanistici, senza escludere anche l’apporto dei docenti durante il corso. L’altro versanete sul quale segniamo il passo rispetto ad altri atenei è secondo noi la politica dell’orientamento pre e post laurea e la politica degli stage. L’attività di orientamento va senza dubbio migliorata, resa meno celebrativa e più informativa, perchè non c’è niente di peggio per uno studente di scoprire a percorso intrapreso di aver sbagliato strada. Ovviamente la scelta resta personale, ma anche un’istituzione deve vivere con responsabilità questi momenti delicati per la vita dei giovani, senza ipocrisie e mettendo a tacere un po’ la logica del marketing. Tirocini e stage rappresentano spesso il passepartout per l’ingresso nel mondo del lavoro, o comunque restano un’esperienza che potrebbe essere fortemente formativa ma che, è risaputo, spesso non è così. Da un lato occorre migliorare i criteri che dirigono le scelte dell’ateneo e dei corsi quando si predispone l’offerta di tirocinio. Dall’altro resta fermo il fatto che troppo spesso è capitato che una facoltà sbandierasse nell’offerta formativa chissà quali tirocini e stage, spesso anche obbligatori, salvo poi scoprire che i suddetti non erano provvisti di alcuna convenzione, ma che erano delegati esclusivamente alla buona volontà dell’ente ospitante. Una cosa del genere è gravissima e assolutamente inammissibile, e non devono più verificarsi casi del genere. L’obiettivo non può che andare verso la predisposizione di stage per ogni corsi di laurea, non necessariamente obbligatori, ma per lo meno esistenti e di qualità!

 

SE NESSUNO LO SA FARE

SII IL PRIMO!!

SCEGLI DI MERITARE DI PIù!!

 

IL 16 E 17 OTTOBRE, VOTA FUORIKORSO!!!

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FuoriKorso Link Urbino

Fuorikorso Link Urbino è un’associazione universitaria che si riconosce negli ideali antifascisti, democratici e laici. Promuove l’aggregazione socio-culturale e la partecipazione studentesca.

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